Questa
Morte
si
poteva
evitare?
Morte Abderrahim Fakir, 19 luglio 2026 a Bologna, durante un intervento di polizia (non il primo caso, purtroppo, in Italia e nel mondo!
Contenere persone in stato di agitazione, potrebbe essere la causa scatanente di morti improvvise?
Google AI, oggi 23/07/2026 descrive così lo stato come quello vissuto prima di morire da Fakir:
Lo stato di agitazione psicomotoria acuta con delirio è una grave emergenza psichiatrica e medica caratterizzata da iperattività motoria incontrollata, idee deliranti persistenti e alterazione dello stato di coscienza o di realtà le cui caratteristiche cliniche possono essere:
1. Agitazione psicomotoria: Movimenti corporei continui, gesti afinalistici, aggressività verbale o fisica, incapacità di mantenere la calma;
2. Delirio: Convinzioni false e non modificabili dalla realtà, spesso a tema persecutorio, di grandezza o mistico;
3. Disregolazione autonomica: Tachicardia, sudorazione profusa, ipertensione e respiro accelerato;
Rischio clinico: Pericolo imminente di esaurimento fisico, danno per sé stessi o per gli altri.
E le cui cause principali (se non riconducibili a Intossicazione o astinenza da alcol e droghe stimolanti) possono essere:
· Disturbi psichiatrici: Schizofrenia acuta, mania grave o episodi psicotici brevi.
· Condizioni mediche: Delirium da cause organiche (infezioni, ipossia, squilibri elettrolitici).
Mancando in questa descrizione le ipotesi da stress indotti, (fondate o meno) aggiungere come cause scatenanti:
· insoddisfatte aspirazione personali;
· bisogni di giustizia;

Fasi contenimento Abderrahim Fakir, 19 luglio 2026, Bologna.
Siccome mi ritengo fortunato apparentemente indenne certe situazioni, non essendo più un “ragazzino”, mi sento in dovere di scrivere alcune mie esperienze, convinto che questa mia testimonianza potrebbe salvare vite, se si riuscisse a non dovere contenere con la forza dei soggetti in crisi finché l’agitazione si dissolva e poi, magari, lavorare sulle cause scatenanti.
Il mio avendo avuto nella mia vita diversi episodi “sotto stress” è insieme una testimonianza e un appello!
La prima volta che ho avuto consapevolezza di essere esposto ad agitazione incontrollata è stato nel 1975, ero “militare di leva”, presso i Lancieri di Montebello, Roma. La causa scatenante fù il rifiuto dei comandanti a concedermi una licenza per assistere mio padre, che aveva avuto un ictus perdendo la capacità di parlare e deambulare e con solo mia madre a poterlo assistere in ospedale.
Andai in agitazione, come descritta al punto 1 che precede, inveendo contro il Capitano, poi dovetti perdere i sensi perché mi svegliai nell’infermeria e ricordo che mi iniettarono un calmante.
Ovvio che il “mio io” si rifiutava di capire perché “lo Stato” mi impediva di aiutare mio padre.
Dopo l’iniezione stetti relativamente bene, poi tra licenze e fughe a Napoli nei fine-settimana, la mia vita continuò normale.
Poi ci sono state altre volte delle quali ho avuto consapevolezza, difendendomi da una incredibile truffa immobiliare subita.
Antefatto:
In corso di un appuntamento per intestare un immobile, prenotato oltre 2 anni prima mentre era in costruzione a Casalnuovo di Napoli, per il quale io e mia moglie avevamo già versato al costruttore tra caparre, acconti prezzo, acconto I.V.A. e migliorie oltre 100 milioni di lire prima di riceverlo in consegna, senza poterlo intestare inizialmente per ritardi della società a completare il complesso di cui era parte, mi sorsero dei dubbi che firmando il rogito avrei potuto indebitarmi ulteriormente verso la Banca mutuante per altri 120 milioni di lire tra caparre e interessi, e intestarci l’immobile firmando quel rogito notarile poteva essere illegale, esponendoci anche al reato di incauto acquisto. Dal 9 gennaio 2020, sentenze definitive ai più alti gradi di giustizia in Italia, ci hanno dato ragione.
Dovemmo rifiutare di intestarci l’immobile, lottare giudiziariamente per riavere indietro i soldi versati (senza tutt’ora ottenerli) perché l’intero complesso edilizio nel quale si trovava era frutto di una lottizzazione abusiva “inventata” complici anche persone presso l’amministrazione locale e il notaio.
In particolare il notaio che, già nella fase di adeguamento degli atti al rogito aveva aiutato i costruttori a depistare noi promittenti acquirenti dalla situazione di illegittimità dei beni, aveva operato in modo che:
· oltre le caparre e acconti versati al costruttore;
· complice una tutt’ora importante Banca Nazionale che aveva totalmente finanziato l’affare alla società costruttrice nel ‘92, benché la Convenzione per lottizzazione del 19/07/1990 era già stata insanabilmente violata (circa un anno prima i costruttori avevano omesso la realizzazione dell’autorimessa interrata al servizio dei 7 costruendi edifici, sicchè:
o irrimediabilmente violata la legge Tognoli;
o Non potendo l’amministrazione sanare l’omessa realizzazione della rimessa interrata, non solo dovuta per legge oltre che obbligo convenzionalmente da realizzare;
o Non potendo più l’amministrazione locale autorizzare l’abitabilità;
o Mancando la banca perizie approfondite;
o Nonostante che ex art. 28 l. 89/1913 era fatto divieto al notaio autorizzare i trasferimenti notarili per illegittimità dell’oggetto;
potevamo ulteriormente indebitarci con la banca, liberando i costruttori dal debito iniziale, intestando immobili la cui circolazione nel mercato immobiliare, ancorchè perdurante, era, è e sarà sempre illegale.
Ad insospettirmi furono in vari punti le dichiarazioni, nell’atto da lui predisposto sotto la sua personale e professionale responsabilità, dello stesso notaio che continuo a denunciare e della società venditrice, in quella della società “di avere condonato abusi edilizi” per la sanatoria dei quali aveva presentato un’istanza di condono pagando “quanto dovuto“ non controllabile in quel momento mancando al rogito sia copia dell’istanza che delle ricevuta dei pagamenti delle oblazioni versate, in relazione alla quale in seguito nell’atto di vendita il Notaio dichiarava che, dopo averli visionati, li aveva personalmente allegati al Regolamento di condominio depositato nel luglio precedente presso i Registri Immobiliari di Napoli 2 – (sicchè avremmo dovuto sussumerne la legittima presentazione).
Quel condono in conseguenza delle mie denunce è stato rigettato dopo una strenua battaglia legale il 26 luglio 2011; In seguito l’amministrazione pubblica ha emesso l’ordinanza di abbattimento n. 12/2012 per tutto il complesso di 135 appartamenti illegalmente compravenduti grazie a quel notaio.
Da qui partì un altro depistaggio criminale, tutt’ora in corso.
Per non fare sequestrare tutti i 135 appartamenti, l’amministrazione locale ne acquisì nel dicembre 2016 solo 15 (del primo fabbricato inizialmente intestato ai proprietari del suolo) al patrimonio indisponibile.
Altri 6 fabbricati con 120 famiglie residenti – ancorchè impossibili da sanare e tutt’ora abitati nonostante che, oltre che radicalmente abusivi sono anche da sempre a rischio crollo perché o accertate violazioni nella realizzazione della strutture in cemento armato.
Situazione impunita tutt’ora grazie a omissioni sia di magistrati presso la Procura della Repubblica di Nola che dell’amministrazione locale che lascia da sempre commerciare tra privati beni demaniali.
Per tornare al perché di questa testimonianza sulle cause che potrebbero avere causato la morte di Abderrahim Fakir nello stato di agitazione psicofisica nella quale si è trovato – a prescindere da cosa l’abbia fomentata - devo raccontare vari episodi.
Cercherò di essere breve.
Dal 2004, causa la sentenza n. 309/04 decisa da un giudice monocratico di Napoli al termine del procedimento civile n. 13288/19989, ho dovuto iniziare una battaglia anche giudiziaria in sede penale, perchè il giudice di primo grado sbagliò una sentenza che era difficile sbagliare.
Nel giudizio, nel quale dal 1998 avevamo chiesto lo scioglimento dal preliminare con restituzione di caparre e acconti prezzo oltre le spese per aliud pro alio, erano presenti atti che testimoniavano l’incompletezza, illegittimità, di un condono che non ci sarebbe dovuto essere, essendo stata l’edificazione fin dall’inizio autorizzata in base a una lottizzazione convenzionata.
Sarebbe bastato dichiarare questo a quel giudice “ciuccio se non lo vogliamo dichiarare complice (cosa che io in seguito ho denunciato” affinchè la società costruttrice, senza possibilità di altre resistenze temerarie avrebbe dovuto istantaneamente risarcirci, e con noi anche le altre oltre 100 famiglie truffate.
Non fù così, e il giudice “ciuccio se non criminale” non si fermò a sbagliare la sentenza, ma attribuì alla stessa anche valore immediatamente esecutivo, con una ordinanza che i nostri antagonisti, che da truffatori immobiliari, complice anche il loro “legale” non tardarono a trasformarsi in estorsori, pretendendone, se non volevamo intestarci l’immobile com’era risarcendoci delle minuzie, l’immediata consegna dell’immobile per il tramite dell’ufficiale giudiziario presso il Tribunale di Nola, cosa che dopo un assedio durato mesi e, solo apparentemente legali violazioni di domicilio, ottennero.
Nel frattempo, ottenuto accertamenti sui luoghi da parte dell’amministrazione comunale e verifica sulla situazione del condono (che anche l’amministrazione pubblica illegalmente appoggiava) causai che i 17 marzo 2005 il tecnico comunale chiese alla società una integrazione (ma de che, di un falso?) e che l’amministratore della società, coinvolgendo anche un architetto complice, integrò dichiarando anche su grafici, prima inesistenti, falsità rispetto alla reale situazione dei luoghi.
Avendo in corso nuovi gradi del giudizio civile, contestai l’avvenuto all’amministrazione locale e alla Procura di Nola ed ottenni nuovi accertamenti giudiziari positivi, e che il P.M presso la Procura di Nola, Dott. Francesco Raffaele, titolare del R.G.N.R. n. 860/2007, disponesse una C.T.U.
La C.T.U. però non veniva mai realizzata.
Il primo episodio:
Atteso circa un anno senza che nulla si muovesse, decisi di incatenarmi all’ingresso della Procura della Repubblica, piazza Giordano Bruno, a Nola.
Fu lì che un secondo episodio mi colpì duramente.
Ero incatenato e non potevo fare del male a nessuno, ma persi coscienza, mentre ero sveglio, probabilmente per alcuni minuti.
Nessun vigliacco dall’interno della Procura chiamò i soccorsi o la forza pubblica, e forse fù un bene.
Una donna di un bar vicino, mossa da pietà, riuscì a farmi riprendere e farmi bere una camomilla, poi mi raccontò che mentre ero incosciente ne avevo urlato di tutto e di più ai responsabili della Procura.
Riavutomi, dopo poco tornai a casa in auto, tutto era tornato apparentemente normale.
Dopo pochi mesi da questa mia protesta la C.T.U. venne realizzata e il P.M. Raffaele emise una citazione in giudizio, evidentemente “limitata” rispetto ai fatti per cui gli chiesi un appuntamento, che mi concesse.
Un secondo episodio
Recatomi nel suo studio, mentre stavo, gentilmente ma fermamente, contestandogli che mancava il nome dell’attore principale, ovvero chi nell’amministrazione pubblica, utilizzandone i documenti e i timbri senza che fosse legittimo, ancora sosteneva come fosse stata regolare una istanza di condono che non aveva ragione d’essere, per cui non avrebbe dovuto chiederne l’integrazione facendola apparire in sede giudiziaria “in itinere” ebbi una specie di “mancamento” credo secondi, forse la mia faccia si era travisata, e allora il P.M. mosso probabilmente a compassione, riuscì a farmi riavere subito tentando di discolparsi, dicendo, sue parole “non mi hanno consentito di andare oltre la incriminazione di questi due soggetti” (tre sarebbe scattata l’associazione a delinquere e sarebbe stata tutto un altro processo.
In seguito i due andarono a processo, (infine graziati dalla prescrizione (sentenza del Tribunale di Nola) n. 379/2013, ma la cosa, per me incredibile, è che l’amministrazione si fece rappresentare nel giudizio proprio dal dipendente che io avevo denunciato come criminale.
Anche questo diventò oggetto di mie visite all’ufficio tecnico di Casalnuovo di Napoli (ecco svelato la scena dei reati in corso) all’epoca sotto la guida del Dott. Luigi Giampaolino.
Il terzo (e per me più grave) episodio.
Riuscito a farmi ricevere (oramai al Comune, dal sindaco in giù, tanti erano stati i miei, sempre educati, accessi, ero noto a tutti come i motivi per cui ero lì, mi sedetti davanti alla scrivania del responsabile dell’ufficio e stavamo tranquillamente dialogando quando, alla mia domanda su come era possibile che si stesse sostenendo delle situazioni tecniche illegali senza allontanare certi personaggi da uffici sensibili, mi diede una risposta che evidentemente funzionò da detonatore.
Non sono in grado di dire quanti secondo o minuti erano passati ma, a un certo punto, mi riavetti, e non ero più seduto alla scrivania, ero vicino alla porta di ingresso.
Giampaolino non era più alla scrivania ma dietro di me, fuori dalla stanza, e lo sentii urlare: “chiamate i Carabinieri, chiamate il 118”.
Nella stanza tutto era a soqquadro (rivivendo questo episodio mentre scrivo non mi sento tanto bene).
Lui, resosi conto che mi ero riavuto (il rapporto tra di noi era stato cordiale) mi disse che avevo tentato di rovesciargli addosso la scrivania e scagliargli contro le sedie e che aveva fatto chiamare la forza pubblica per farmi sedare ma, se avessi voluto avrebbe detto che l’intervento non era necessario;
Io gli chiesi di farli arrivare almeno per avere a quel punto un sedativo e fare registrare ai carabinieri l’accaduto, cosa che facemmo.
Ripresomi da quell'evento avevo intanto maturato la consapevolezza di essere esposto a questo tipo di reazioni che avrebbero potuto mettere in pericolo la mia esistenza e quella di altri.
Da allora non sono più voluto entrare nel Comune di Casalnuovo per paura che un attacco del genere si possa ripetere.
Non per questo la mia battaglia è cessata, anzi, prosegue.
Avendo denunciato pubblicamente un responsabile del Consiglio Notarile di Napoli per aver protetto dagli accertamenti di legge il collega criminale, ancorchè sapeva che avevo ragione (riconosciuta anche dal Pubblico Ministero del processo a Nola dott.ssa Elvira Longobardi, questo allora presidennte, oggi ai vertici del consiglio Notarile Nazionale e della Fondazione del Notariato ha ottenuto che dovrò scontare 4 mesi di carcere essendomi rifiutato - anche perchè impossibilitato - di pagare una pena pecuniaria oltre modo ingiusta;
Non esponendomi personalmente altri episodi così gravi non ne ho più avuti anche se più volte, in seguito, sono stato incatenato alla Procura di Napoli denunciando omissioni di atti di ufficio e strane archiviazioni di esposti denunce e querele anche presso questa Procura, che hanno consentitoe consentono ai criminali che mi avevano truffato e ai loro complici di essere esenti da punizioni penali e risarcimenti civili.
Situazione ancora attuale. Reati in corso, tutto contro una famiglia, marito moglie e 3 figli piccoli, in cui sogno era indebitarsi per la loro prima casa.
In mezzo, minacce a non continuare le cause civili, minacce anche da soggetti istituzionali, a non denunciare i magistrati e una giustizia che neanche con le sentenze definitive a ns favore ha perso il sapore di amaro.
Venendo allo "stato di agitazione nel quale è stato messo in condizione di non nuocere il sig. Abderrahim Fakir è ipotizzabile che, a prescindere dalle cause, se fosse solo stato sorvegliato a distanza assicurandosi che non poteva nuocere a chicchessia magari si sarebbe riavuto e lo si sarebbe potuto anche curare.
Un uomo fortunato
Luigi Iovino
